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La linea verticale di “Scandale in Emilia”

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Luogo degli accadimenti: Reggio Emilia. Parlare in prima persona talvolta può essere interpretato come lo scorrimento di vicende personali o dare allo scritto un senso autobiografico, ma in questo caso la premessa invece è d’obbligo per esporre le immagini di chi ha conosciuto le diverse realtà che oggi mi accingo a confrontare. “Vivo” e sopravvivo alla realtà di questa città fin dal lontano 1977 quando da studente venivo qui a racimolare nel campo dell’edilizia e nei due mesi estivi, il fabbisogno sufficiente a garantirmi autonomia economica per una buona parte dell’anno da studente quale ero a Crotone. Dopo un salto di circa 10 anni, dal 1990 è diventata invece la residenza definitiva del mio nucleo familiare che dopo le scontate ed iniziali difficoltà oggettive di “ambientamento” sociale e culturale, ha radicato e tessuto le varie relazioni nell’ambito lavorativo, affettivo e sociale con risultati che riteniamo più che decorosi.

Reggio mi apparve subito come una città “brillante”, operosa (non che sotto questo ultimo punto negli intenti sia cambiata), ricca, da “movida”, socialmente rilevante in ambito nazionale, collocata nelle varie statistiche sempre tra le prime città per tenore di vita e distribuzione di servizi, le realtà straniere guardavano a Reggio come “modello” di riferimento nella gestione, nell’organizzazione rispetto ai moduli degli asili nido e dell’infanzia, Reggio... paladina dei diritti civili contro la pena di morte specie con attenzione verso gli Stati Uniti sempre visti come un esempio multietnico ma diventato complesso per lo strano connubio “ampia democrazia/privazione violenta della vita” (anche se il gemellaggio con la città di Fort Worth in Texas dove la legge è tutt’ora in vigore con tristi primati di esecuzione, è stato nel tempo oggetto di diatribe nel consiglio comunale), infine “rifugio politico” degli Intillimani… come dimenticare quei concerti all’ex caserma “Zucchi” vecchia location delle feste dell’Unità e non meno importante la festa dei partiti di sinistra della “Gorganza” in quel di Corte Tegge dove in una settimana e completamente gratuiti potevi partecipare ad un concerto di Alberto Fortis, di Enrico Ruggeri, dei Nomadi, di Enzo Jannacci, a uno spettacolo comico/intellettuale di Beppe Grillo o al cabaret di Gaspare e Zuzzurro!

Insomma Reggio era questo ed altro e tanto riconoscimento era dovuto… oggi questa città cerca di non arrendersi, cerca orgogliosamente di mantenere ben salde tante di quelle virtù che l’avevano caratterizzata ma non sempre chiaramente e per fattori contingenti i risultati sono tali all’attesa. Sosterrete… possiamo parlare di scoperta dell’acqua calda se faccio riferimento alla crisi mondiale, continentale, europea, nazionale… alle derive di identità culturali, alla globalizzazione settaria, alla sostituzione del fattore uomo nell’ambito lavorativo, alle rincorse labirintiche delle aperture delle varie Borse, inutile cercare l’inizio di un certo declino economico e sociale (Lehman Brothers o appendici varie)... la triste realtà finale è che queste derive, queste turbolenze dei mercati, questi acquisti di moneta straccia, queste vendite di beni virtuali, hanno inciso come in tante altre realtà economiche, in modo sostanzioso e irreversibile nel tessuto economico di questa città sia nell’ambito meccanico (fiore all’occhiello negli ultimi trent’anni nell’economia reggiana), che principalmente e con effetti devastanti in quello dell’edilizia pubblica e residenziale che a tanti di nostri corregionali sta a cuore in quanto esso è l’indirizzo lavorativo della stragrande maggioranza! Ma vi chiederete: cosa c’entra con questo l’Associazione “Scandale in Emilia”? Con un po’ di presunzione, con il suo piccolo contributo e senza enfatizzare eccessivamente il pensiero, pensiamo che qualcosa unisca le due cose. Si può parlare di un tipo di percorso di solidarietà... certo non materiale tranne qualche “dolente e silente” eccezione (i pochi mezzi a disposizione sono riferiti a qualche tenace sponsor di piccoli artigiani o di qualche attività e al minimo contributo che chiediamo nell’allestimento delle iniziative che intraprendiamo). È una solidarietà umana nel tentativo di tenere questa gente in contatto, di far sentire le varie voci positive e negative nelle occasioni di incontro, di dare presenza a questa gente “invisibile” che il momento attuale ha accentuato ancora di più.

L’Associazione “Scandale in Emilia” è nata nel 2008 e grande merito va a Massimo Scandale (il cognome nel destino), praticamente motore, membro “moderato” del gruppo e fautore della maggior parte delle iniziative intraprese... la “novità” era stata accompagnata da grande entusiasmo partecipativo e le persone accorse alla nascitura associazione erano promotori di una miriade di iniziative. Nel tempo il gruppo operativo si è “ristretto”, qualche problematica personale (nulla di irreparabile), qualche divergenza sulla gestione, fiducia e consenso più limitato, hanno lasciato allo “zoccolo duro” le incombenze di tipo materiale e organizzativo. Nel corso di questi “primi” anni in concomitanza con la festa di San Giuseppe, abbiamo sempre mantenuto la festa cardine, la ricorrenza culturale-religiosa del “Cumbitu” (convivio, partecipazione, vicinanza) che si tramanda da decenni in quel di Scandale nostro paese natio (alla vigilia del 19 marzo le vie cittadine ed i quartieri del paese sono caratterizzate da grossi falò che ardono la legna che ogni gruppo ha raccolto nei boschi circostanti ed ogni quartiere offre ai “viandanti” viveri e quanto ben di Dio è riuscito a procurare... tra le pietanze non manca appunto il “cumbitu” un misto di pasta e ceci leggermente piccante, che più che una delizia gastronomica (comunque lo è), assume un significato prettamente religioso… difatti è riconducibile ad una sorta di preghiera, ad un “voto” richiesto o “soddisfatto” da parte di alcune famiglie per i loro familiari che con la preparazione della pietanza come forma di dono, vogliono condividerla assieme agli altri.

A Reggio questa festa si è tramutata in una serata dove partecipano centinaia di persone (quella appena trascorsa poteva contare su una presenza tra 290-300 persone provenienti da Reggio, circondario, Milano ed addirittura da Zurigo!); Il menu è riferito principalmente alla pietanza base della pasta e ceci e viene completato da affettati, antipasti e vivande varie... ma paradossalmente questo è l’ultima delle motivazioni che ogni partecipante ha per non mancare all’appuntamento. La serata scivola tra una battuta, un saluto, un abbraccio, un bacio, un aneddoto pescato nella memoria dei ricordi di ognuno, un arrivederci alla prossima occasione; essa infatti assume contorni più pregnanti, quanta gente che vive nella cinta urbana di Reggio si incontra con conoscenti ed amici, rinsaldando vecchie abitudini e “riprendendo” discorsi e confrontandosi nel quotidiano sulle difficoltà oggettive e non che attualmente condizionano in un modo significativo la vita di ognuno di loro. Ecco perché il gruppo tiene veramente e concretamente a questa festa... lo spunto della ricorrenza rimane nodale ma si va ad intersecare con le dinamiche sociali della nostra collettività!

Ma l’Associazione oltre alla ricorrenza annuale sopra descritta che oramai è alla 5a edizione, nell’arco di questi anni ha organizzato anche altre manifestazioni che velocemente ricordo:

• il triangolare di calcio al mitico Stadio “Mirabello” di Reggio Emilia con la squadra del nostro paese che attualmente milita nel locale campionato di 1a Categoria con mega grigliata finale;

• due eventi culturali riferiti alle presentazioni dei libri del nostro compaesano Luigi Carvelli, autore di Diario di un cane randagio, e di Carmine Abate di Carfizzi, premio Campiello con La collina del vento;

• sostegno partecipativo a manifestazioni legate alle realtà del lavoro attuale a Reggio ed in particolar modo alle problematiche edilizie;

• partecipazione a dibattiti e convegni sulla legalità.

Il comune denominatore di tutto questo è sempre stato lo stesso, il leitmotiv che ha accompagnato le nostre iniziative ha avuto ed avrà sempre alla base il collante di consentire alla nostra comunità, il momento dello scambio, del ritrovo e dell’appartenenza. Voglio far mia una strofa di Inneres Auge di Franco Battiato: «la linea orizzontale ci spinge verso l’alto (materia), quella verticale è solo spirito». Senza presunzione, con tutte le attenuanti del caso e immaginando le possibili variabili, penso che “Scandale in Emilia” abbia nel suo DNA un segmento di quella spinta, di quella silente “linea verticale”.

Reggio Emilia, 08 aprile 2014 Ferdinando Spina

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