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I PROBLEMI DELL’ITALIA E LE RELAZIONI SINDACALI

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I PROBLEMI DELL’ITALIA E LE RELAZIONI SINDACALI

“Voci di periferia” intervista la CGIL

La CGIL fa il punto e ci offre una visione dei problemi dell'Italia.

In esclusiva per Cotroneinforma/Voci di periferia, la segretaria della funzione pubblica della CGIL di Reggio Emilia, Sabrina Castagna, prova a focalizzare i problemi e le dinamiche che oggi vedono in ginocchio lo stato sociale in Italia.

“Sono sempre più convinto che a fare la storia siano le persone comuni; la loro partecipazione alle decisioni che riguardano il futuro è la sola garanzia di democrazia e libertà”

[Nelson Madiba Mandela]

C'è un grosso scarto tra la durezza dei problemi delle condizioni in cui vive il  nostro paese e le persone che sono state investite per risolverli.

L' Italia gode di record pericolosi e fortemente negativi: corruzione, evasione, elusione fiscale, delocalizzazione, costo del lavoro, debito pubblico alle stelle, esternalizzazioni, politiche antisociali  e ancora tagli pesanti sul welfare e sulle pensioni, nessun investimento nel campo dell'istruzione e della sanità.

Siamo il paese delle meraviglie politiche, il Presidente del Consiglio, che ricordo non essere passato da una elezione democratica (parliamo molto  di democrazia ma la pratichiamo poco), assoggettato all'appoggio politico di un pregiudicato e allora, lasciatemi dire, che in questo Paese non c'è una reazione sociale alla portata di quello che stiamo vivendo; dobbiamo, a mio avviso, ritrovare la passione di metterci in gioco e lottare per un obiettivo collettivo.

Facciamo sapere al nostro Presidente che non regge l'idea che tra il mandato a governare e le cose da fare, non sia previsto un confronto serio e costruttivo nel merito con le parti sociali, non sta in piedi il fatto che il decisionismo diventa un valore a prescindere da ciò che si decide, la democrazia va praticata, non è sufficiente un twitter!

Se si  pensa che possa essere percorribile lo scambio fra gli effetti della riduzione del cuneo fiscale (i famosi 80 euro) per i lavoratori dipendenti e i miseri salari, c'è qualcuno che si sbagliando di grosso. Pretendiamo che accanto alla riduzione della pressione fiscale vengano rinnovati i contratti nazionali di lavoro!

Le ricette  italiane per uscire dalla crisi non sono all'altezza della situazione e ancora una volta non contengono i necessari e urgenti interventi di cui ha bisogno il nostro paese; la riforma del lavoro, che peraltro aumenta la precarietà,  non serve se non c'è IL LAVORO!

Sono necessarie politiche di investimento, non c'è una visione politica di ampio raggio e di nuova prospettiva, il lavoro ha perso il valore non solo in termini di dignità umana ma anche in termini di riscatto sociale.


I lavoratori pubblici di questo paese non sono titolati ad avere un contratto nazionale di lavoro, ne sono privi dal 2009, non se ne parla molto ma la CGIL lo grida a gran voce da anni, il settore pubblico è privato del diritto di rinnovi contrattuali nazionali e della contrattazione!

Avere un Contratto nazionale di lavoro è un diritto, ma in Italia è un diritto bloccato per legge!! È importante ribadirlo questo, non si può bloccare per legge il rinnovo di un contratto di lavoro che interessa più di 3 milioni di lavoratori!

Non si riduce ad una mera questione economica, il contratto di lavoro è uno strumento per riconoscere e valorizzare le professionalità e la dignità del lavoro.

Senza i rinnovi contrattuali muore anche il potere della contrattazione sindacale, che grazie alla legge Brunetta, ovvero il decreto 150 che ha svuotato le materie di contrattazione sindacale rendendole di sola informazione alle parti, diventa difficile rimanere ai tavoli di trattativa e avere il peso che prepotentemente pretendiamo; ma ciò nonostante restiamo in campo, perché vogliamo  e dobbiamo riconquistare il diritto di contrattare perché attraverso il lavoro contrattato c'è la democrazia e ragionare di contrattazione significa agire sul ruolo sindacale e sulla dignità del lavoro!

LE RELAZIONI SINDACALI NON POSSONO ESSERE UNA CONCESSIONE!

La contrattazione è una mediazione tra due interessi. Se non c'è questo manca una parte, il che significa che c'è qualcuno che perde qualcosa!

Se accanto al blocco dei contratti nazionali e della contrattazione ci mettiamo il blocco delle assunzioni, la non stabilizzazione dei lavoratori, il moltiplicarsi di forme di assunzione precarie, la direzione è molto chiara!

La stabilizzazione dei precari della pubblica amministrazione?  è una utopia: se non si allenta il blocco delle assunzioni e i vincoli dei patti di stabilità pochissimi riusciranno ad ottenere una stabilizzazione.

Perché in questo paese non si fa mai un bilancio vero sulle scelta compiute?

Vogliamo parlare ad esempio della precarietà, vera piaga che condanna milioni di persone, giovani e non, a vivere nell'incertezza e nella povertà pur lavorando? Anche chi ha un contratto a tempo indeterminato oggi è un precario, perché legato ad una gara d'appalto o una commessa di lavoro!

E poi ci stupiamo e facciamo indagini di mercato perché c'è chi non va dal dentista, dal fisiatra, dal cardiologo,  sempre più persone  non accedono ai servizi all'infanzia, agli anziani o ai disabili, la realtà e molto più cruda... c'è qualcuno che non accede alle cure perché non se lo può permettere!

Le spesa pubblica, investire sul welfare non può essere considerato un problema non sostenibile ma un investimento in chiave di risorse.

Non mi preoccupano tanto i numeri e le percentuali di tagli al welfare, mi preoccupa il fatto che questo nasca da una cultura politica.

La continua riduzione del perimetro pubblico non è la soluzione alla crisi, senza stato sociale non esiste futuro, costruire spazio pubblico, salvaguardare e promuovere un welfare universalistico è sia un diritto che un dovere!

Non abbiamo ancora capito la portata di tali manovre, il lavoro pubblico ci tocca da vicino in tutti i pezzi della vita quotidiana. Dentro al lavoro pubblico non ci sta solo l'assistenza socio sanitaria o educativa, ma bensì la salute, la giustizia, la sicurezza, l'equità fiscale, cioè i diritti fondamentali sanciti dalla nostra Costituzione, i diritti di cittadinanza.

E invece qui si continua a ridurre la responsabilità pubblica, che non significa, badate bene, gestione totalmente pubblica, ma parlo di responsabilità, progettazione, controllo e verifica di servizi di qualità attribuendo al privato sociale un ruolo di integrazione e sussidiarietà, completamento dell'offerta dei servizi alla persona. È una responsabilità che come cittadini dobbiamo pretendere.

La riduzione del welfare non è la soluzione alla crisi, senza stato sociale non esiste futuro. E, infine, la contrattazione delle condizioni di lavoro e l'espletamento dei servizi ai cittadini tenendo come preziosi i bisogni dei cittadini italiani, un salario dignitoso, una pensione che non sia da fame, una sanità che funzioni e che sia universale, investimenti nell'istruzione, il ripristino dell'articolo 18, l'abolizione del decreto 150. Questi sono il punto fondamentale dei VERI PROCESSI DI RIFORMA!

Sabrina Castagna

p. la FP CGIL


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